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Gay & Bisex

Dallo psicologo


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
27.05.2026    |    1.777    |    1 8.8
"Quell'omone ti ha insegnato che la resa totale può essere la più alta forma di potere..."
Il Cammino della Carne: Resoconto Clinico di una Seduta.
Il paziente entra nello studio con il passo pesante di chi porta un segreto nei muscoli. Si siede sul lettino, incrocia le mani sulle ginocchia e fissa un punto indefinito sul pavimento. Lo psicologo apre il taccuino, la penna pronta a incidere il foglio.
«Parlami delle tue esperienze passate», esordisce il terapeuta con voce neutra. «Quelle che senti ancora vive. Quelle che premono per uscire.»
L’uomo inizia a raccontare. La sua voce è bassa, monocorda, quasi meccanica, come se stesse leggendo lo spartito di una memoria corporea indelebile.
### I. L’animale e la resa
«Il primo era un uomo dai fianchi larghi, dominante. Non cercava l’amore, non si perdeva in chiacchiere. Voleva solo incularmi. All'inizio quel cazzo grosso e duro bruciava da morire, faceva male, ma col tempo è diventato un’estensione del mio stesso corpo. Ho imparato a rilassarmi, a cedere. Venivo senza nemmeno toccarmi: un orgasmo puro, che esplodeva solo per il fatto di essere riempito, posseduto.
Un giorno mi ha messo a pecora, a quattro zampe. Senza preavviso, mi ha pisciato dentro. Quel getto caldo che mi inondava l'intestino mi ha fatto contrarre; mi sono sentito umiliato, uno straccio, eppure ero eccitato da morire. Sono dovuto correre in bagno, ma in quel preciso istante ho capito di avergli consegnato ogni controllo. Quell'uomo mi voleva così com'ero: coi peli, con i boxer addosso, niente messe in scena o perizomi. Bastava che mi sfiorasse il culo o mi abbassasse i pantaloni e diventava duro come un animale. Non parlava. Grugniva.»
Lo psicologo annota una parola sul quaderno: *Essenzialità*. Poi alza lo sguardo. «E il secondo?»
«Il secondo era un ragazzo che giurava di non essere gay. Ma lo prendevo nello stesso modo: stessa posizione, gli stessi gemiti soffocati dentro il cuscino. L’etichetta, per lui, era solo uno scudo, una bugia necessaria per godere senza doversi definire. Lì ho capito che per me il sesso anale passivo non era solo piacere, era un linguaggio. Resa, potere, comunicazione totale. Cercavo qualcuno che mi usasse e basta, senza troppe storie. In quelle braccia trovavo una comprensione profonda che le parole non avrebbero mai saputo dare.»
### II. Il fantasma nel letto
Lo psicologo si schiarisce la voce. «A distanza di tempo, oggi, come vivi quel passato?»
Il paziente sospira, le spalle si flettono. «Mi manca. Mi manca il cazzo, a essere sincero. I bisessuali che incontro oggi su internet sono complicati, mi chiedono di travestirmi, vogliono la finzione, la donna col pisello. Lui no. Lui mi voleva maschio, coi miei peli e i miei boxer. Oggi, prima di fare sesso con una donna, devo pensare a lui per farmi venire duro. Il paragone mi uccide: con gli altri devo recitare una parte; con lui ero solo un culo da prendere.»
«Quindi», interviene lo psicologo, «la mancanza di linguaggio verbale rendeva quel sesso più vero, più istintivo. Quasi che il tuo desiderio eterosessuale attuale abbia bisogno del fantasma di quell'animale per attivarsi. Come se la tua eccitazione fosse rimasta radicata in quella resa primordiale.»
«Sì», ammette l'uomo, la voce che si fa un sussurro. «Mi manca tutto di lui. Il modo in cui mi spogliava senza chiedere il permesso, la sensazione di essere usato e, paradossalmente, capito come mai prima.»
«E in questo momento, quando sei con una donna, come si muove questa mancanza? Come si traveste il ricordo?»
Il paziente esita, si stringe nelle spalle. «I ruoli si confondono nella mia testa. A volte immagino di essere lui che incula me: divento il dominante e il passivo contemporaneamente. Altre volte immagino lui che mi sbatte da dietro mentre io sono dentro una donna. Un sandwich di cazzi, carne e buchi.
E una ragazza, di recente, se n'è accorta. Stavamo scopando, mi ha guardato negli occhi e, senza che io avessi detto una sola parola, mi ha chiesto: *“Ma a te, piace il cazzo?”*. Non so come abbia fatto a capirlo. Forse ha letto la mia ansia, o forse ha visto dove guardavo con la mente.»
### III. Il verdetto del corpo
Un silenzio denso si abbatte sulla stanza. Lo psicologo si sporge in avanti, incrocia le braccia sul tavolo e fissa il paziente con un'intensità quasi chirurgica.
«Hai appena descritto due fantasie che si sovrappongono come vetri sporchi», dice lo psicologo, la voce ferma, calibrata. «A volte diventi lui – il dominante dai fianchi larghi – e ti inculi da solo, come se la tua mente interpretasse entrambi i ruoli per tenere in vita quel fantasma. Altre volte lo immagini mentre ti prende da dietro mentre tu sei dentro una donna: un labirinto di corpi dove il piacere si confonde e si amplifica. E quella ragazza, senza che tu aprissi bocca, ha fiutato la verità. Ha letto la tua pelle. E tu sei rimasto nudo, terrorizzato dal fatto che abbia capito.»
(Pausa lunga. L'orologio a muro scandisce i secondi. Lo psicologo annuisce lentamente, poi chiude il taccuino con uno scatto secco.)
«Forse il tuo corpo parla proprio quando la tua mente tenta di tacere. Il modo in cui ti muovi, come la cerchi, la rabbia o la sottomissione con cui la prendi... lei ha solo decodificato il desiderio autentico che ti pulsa sottopelle. Non c'è nessun tradimento della tua eterosessualità in questo: c'è solo un desiderio selvaggio che si rifiuta di farsi ingabbiare dalle etichette della società. Quell'omone ti ha insegnato che la resa totale può essere la più alta forma di potere. E tu continui a cercare quel potere, persino quando sei tu a penetrare.»
(Lo psicologo si alza in piedi, lisciandosi la giacca, e tende la mano per congedarlo.)
«La seduta è finita. Ti lascio con una domanda da portare a casa, un peso da guardare allo specchio: quando quella ragazza ha pronunciato quella parola, quando ha indovinato... eri eccitato o eri spaventato? La risposta, credimi, ti dirà quanto sei davvero pronto a vivere per quello che sei.»
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